Il presente è l’unica realtà.

Ci sono momenti in cui non si deve lottare a tutti i costi, in cui ci si deve fermare, respirare, raccogliere le forze, perché senza nessun’altro passo può essere compiuto, senza non si farà tanta strada.
Giornate in cui non cambia nulla di quello che provi, felicità gratitudine voglia di realizzare/fare/riuscire, ma allo stesso tempo sei schiacciata da un senso di malessere tuo, che non ha un motivo preciso, non ha una causa apparente, c’è, fa parte di te.
Ogni qualvolta mi metto molto in gioco accade questo: esce dolore, rabbia, a volte anche risentimento, esce inadeguatezza, paura, a volte panico.

Fino a pochissimo tempo fa avrei combattuto questa cosa in tutti i modi, mi sarei violentata nei miei sentimenti, mi sarei fatta del male piuttosto che assecondare questo stato di malessere, che mi porta a non essere produttiva, a non riuscire a portare avanti il mio programma giornaliero, i miei obiettivi.

Oggi ho imparato che se questo è il mio presente, sono queste le emozioni che devo vivere.
Dovere è proprio il verbo giusto, perché non vorrei, non vorrei stare così, vorrei aver svolto il mio programma di questi ultimi due giorni, ed invece.

Devo vivermi il mio presente perché è l’unica realtà su cui posso agire: il mio passato è andato, il mio futuro è un’illusione.

Vivere non vuol dire crogiolarsi nel malessere. Vuol dire non litigare con me stessa. Fare le cose più lentamente. Perdonarmi se non le faccio.
Vuol dire darsi il tempo di respirare, rallentare, cercando anche di non pensare, penso troppo, continuamente.

Ora la mia Vita mi sta chiedendo una sosta. Mi sta chiedendo di non dover per forza fare qualcosa, di non dover per forza reagire con tutte le mie forze. La mia Vita mi sta dicendo che ha anche bisogno di questo.
Non lo capisco razionalmente, ma so che tutto ha un senso.
Quindi rallento, respiro, mi ricarico.

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