Senzatitolo: episodio #04

Copertina dell'episodio numero 4 di Senzatitolo, un racconto di Adriana Anselmo.

Il corridoio sembrava infinito, nero, disorientante. Non ritrovava più la strada, la stessa strada che aveva percorso poco prima. Possibile che nella stanza degli specchi si fosse trattenuta così a lungo? Sentiva di esserci rimasta giusto il tempo di arrabbiarsi e calmarsi, ed ora si trovava in mezzo ad un corridoio nero che sembrava non avere fine. Non trovava più neanche la finestra che dava sul parco.Iniziò ad agitarsi.

“Lo sapevo che mi sarei persa, me lo sentivo.”

Disse volgendo lo sguardo nella direzione di Andrea, ma non era sicura che fosse lì perché, si vedeva veramente poco.

“Tu sai, non ho bisogno di aggiungere altro.”

Non ebbe la forza di arrabbiarsi nuovamente di fronte all’ennesima risposta enigmatica. In realtà tutta la rabbia di poco prima era scomparsa nella consapevolezza che le sue parole erano più vere che mai e che la collera non poteva essere la risposta. Dedusse che calmarsi definitivamente era l’unica modo per ritrovare la strada sebbene non sapesse come fare.

Solitamente camminavano fianco a fianco, difficilmente c’era un contatto fisico tra loro. Erano profondamente vicini, lo erano le loro anime, tutto il resto era superfluo. Solo in rarissimi casi Rebecca aveva appoggiato la testa sulla sua spalla, quando erano seduti nel parco a chiacchierare o quando faceva domande alle quali lui rispondeva al suo solito, con enigmi più o meno ostici: brevi attimi di contatto, dove ritrovava la pace e la tranquillità e si sentiva al sicuro da tutto, anche da sé stessa.

Presa dai pensieri, si mosse quasi inconsciamente in quella che pensava essere la sua direzione per appoggiarsi ad Andrea. La sua altezza, maggiore di quella di Rebecca, rendeva perfetto l’incastro della fronte sulla spalla. Come sempre l’aveva accolta, immobile, senza abbracciarla, senza dire nulla. Il sollievo che lei cercava non era arrivato, tutte le sensazioni provate nel parco sembravano essersi trasformate entrando in quella casa.

Non si riconosceva più. Non era la prima volta che si sentiva spersa ed impaurita, ma questa volta ritrovare la via le sembrava molto più difficile. Neanche la presenza di Andrea le donava il solito conforto. Era tutto nuovo, anche la paura sembrava avere nuova forma colore e odore. Sapeva di dover ricominciare nuovamente, ma si chiedeva se avesse ancora la forza.

“Sapevo che mi sarei persa e lo sapevi anche tu.”

Pronunciava queste parole mentre sollevava la testa cercando il suo sguardo nella poca luce di quel corridoio che diventava sempre più grande ed ostile. Il solito viso, dolce e rassicurante come sempre, sorridente, accennò un no, senza aprire bocca, ma con una chiarezza espressa che non lasciò dubbi.

“Vorrei sapere tutta questa sicurezza da dove ti arriva perché io non so cosa fare e come muovermi, però tu affermi che non mi sono persa. Sono ancora più confusa.”

Parlava guardandosi intorno, consapevole di non vedere niente, chiedendosi chi le avesse rubato la finestra sul parco mentre si ricordava che era uscita dalla stanza per andare a vedere se la tazza di tè fosse ancora là, al solito posto. Il buio l’aveva disorientata facendole dimenticare il suo strano proposito, anche perché adesso doveva concentrarsi sulla strada da ritrovare.

“È mai possibile entrare in una stanza per poi uscirne e vedere che una casa è cambiata nell’arco di… ma quanto tempo è passato da quando sono entrata in questa casa?”

Improvvisamente si rese conto che in quel luogo il tempo e lo spazio non seguivano le normali regole della fisica. Tutto, ma proprio tutto, era diverso, sembrava di essere in un’altra dimensione.

“Se guardi al passato ti perdi, se guardi al futuro trovi la strada”

“Ecco il solito rebus da risolvere”, pensò. “Ma perché una tazza di tè è il passato?”

Sapeva che Andrea non le avrebbe risposto, per questo proseguì da sola il suo ragionamento.

“Tutto dipende da me, lo so, da qui devo ripartire, è che vorrei vederci per riuscire a non inciampare, almeno questo si può chiedere?”

“L’hai appena detto: tutto dipende da te”

“Quindi lascio perdere la tazza di tè e vado a cercare l’interruttore della luce, ho capito. Però se cado aiutami a rialzarmi.”

Parlava e sorrideva. Era quello che aveva fatto fino a quel momento, aiutarla a rialzarsi ad ogni caduta, non avrebbe dovuto smesso proprio ora. Sorrise del suo dubbio immotivato.

Non c’era più rabbia, forse impazienza, sicuramente paura, voglia di tornare nel parco dove si sentiva al sicuro, ma anche la consapevolezza che non era il momento di farlo. Sorrise. Si guardarono. Prese una direzione a caso sebbene non ci credesse, al caso.

Quel corridoio infinito sembrava cambiare forma ad ogni passo. Ad ogni passo la paura scemava per far posto alla voglia di comprendere e al desiderio di agire. Andrea al suo fianco le infondeva sicurezza, come era sempre e da sempre. Finalmente era tornata anche quella sensazione.

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