Senzatitolo: episodio #07

Copertina dell'episodio numero 7 di Senzatitolo, un racconto di Adriana Anselmo.

La pianta continuava ad accarezzarle la guancia, ma Rebecca iniziava a perdere la speranza di vederlo riapparire. Forse il parco era più grande di quello che credeva. Rimaneva lì, indecisa se continuare a crogiolarsi mentre riceveva quelle coccole così singolari o alzarsi e riprendere a camminare. Non riusciva a quantificare da quanto tempo Andrea l’avesse lasciata sola. Era indispettita, trovava inaccettabile che l’avesse abbandonata in quel modo e allo stesso tempo si sentiva così sciocca per la sua reazione. Neanche più si ricordava il motivo per cui si era seduta di botto senza seguirlo più.

Questa si chiama sciocchezza, arrabbiarsi per un nonnulla è essere sciocchi, se poi neanche ti ricordi le motivazioni vuol dire essere doppiamente sciocchi. Questi pensieri continuavano a frullare per la testa quando ad un certo punto ecco la sua voce:

“Cerca di non essere così dura.”

“Non vale se mi leggi nella testa, così non ho più privacy.”

“Ti leggo in faccia, sei un libro aperto. Nella tua testa è meglio non entrarci.”

Dentro di sé rideva mentre manteneva un atteggiamento da offesa ed inaspettatamente sentì queste parole:

“A me interessa entrarti nel cuore. È il cuore che va seguito, la testa è un accessorio che a volte è bene non usare.”

“Va dove ti porta il cuore” e mentre pronunciava queste parole si rese conto che stava banalizzando un concetto che si sarebbe rivelato molto più complicato. Ebbe questa profonda percezione e le parole di Andrea le confermarono i suoi pensieri:

“Non confondere la banalità con la semplicità. E non pensare che difficile significhi complicato.”

Sul viso di Rebecca prese vita un’espressione totalmente perplessa mentre Andrea continuava in un discorso che sembrava un po’ lungo per i suoi standard.

“So che hai capito quello che ho detto, come so che sai perché sei qui e quali sono i prossimi passi da compiere.”

Fu in quel momento che Rebecca apprese, per la prima volta, di sapere cose che neanche immaginava di sapere e che, nel tempo, sarebbe diventata una lunga lista. L’espressione perplessa non accennò ad andarsene dal viso mentre il cuore accoglieva una strana serenità, insolita per il suo modo di essere ed altrettanto insolita in quella precisa situazione.

“Io ho creato tutto questo, come avrò fatto?”

Questi pensieri continuavano a girarle vorticosamente in testa mentre avanzava con Andrea nel parco. Ogni pianta appariva rigogliosa, colorata, incurante del tempo e delle stagioni. Quasi le sembrava che ognuna di queste la riconoscesse e salutasse.

“Siamo soliti pensare che determinati percorsi siano predestinati e fissi” Andrea cominciò spontaneamente a parlare e Rebecca si trattenne nonostante avesse un’infinità di domande, non voleva infastidirlo pur sapendo che il discorso si sarebbe rivelato filosoficamente difficile. Era curiosa di sentire il resto.

“La vita è molto più complicata, ci sono milioni di strade e una stessa strada è diversa a seconda degli occhi che la guardano.”

Il discorso le sembrò improvvisamente quasi semplice, per la prima volta dal suo arrivo sentì che i loro pensieri erano affini, anche se ancora non comprendeva la motivazione del perché si ritrovasse lì.

“È così importante sapere perché sei qui?” le chiese improvvisamente. Sobbalzò, tanto era assorta nei suoi pensieri.

“Allora ho ragione mi leggi nel pensiero? Questa cosa non è corretta!”

“Dovresti vedere l’espressione che hai sul viso.”

Rebecca lo guardò con un’espressione buffa e dubbiosa. Andrea scoppiò a ridere. Così non sapeva se arrabbiarsi del tutto o ridere.

“Sono così un libro aperto?”

“Abbastanza.”

“Non è un bene… uffa.”

“È una cosa meravigliosa, invece. Non perdere mai questa caratteristica, non cambiare mai.”

Rebecca non capì, ma rimase colpita da una tale apertura. Decise di non riversargli addosso tutte le domande che aveva nella testa, non perché temeva di non ricevere risposta, ma per non rovinare quel momento. Per un po’ camminarono in silenzio. Guardò il cielo, sembrava dovesse eternamente tramontare. C’era una luce particolare e solo in quel momento si rese conto che c’era sempre stata quella luce.

Quel posto era magico. Chissà se la magia esisteva. Fu a quel punto che i loro sguardi si incontrarono e nei suoi occhi lesse “questo è solo l’inizio e non è una magia, è vita”. Fu un attimo. Continuarono a camminare senza più guardarsi. Respiravano quei colori e odori a cui non serviva aggiungere altro. Almeno per un po’.

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