Senzatitolo: episodio #06

Copertina dell'episodio numero 6 di Senzatitolo, un racconto di Adriana Anselmo.

Quanto tempo era passato dal suo arrivo nel parco, dall’entrata nella casa e dall’arrivo al piano di sopra non lo sapeva, non ne aveva la più pallida idea. Non si era mai preoccupata prima di questa cosa, ma il nero e infinito corridoio iniziava a renderla impaziente. Non aveva paura, ma la pazienza non era mai stato il suo punto forte e non sarebbe cominciato ad esserlo in questo momento visto l’aspetto poco rassicurante di quel corridoio.

“Si può riavere la finestra? Almeno con la finestra avrei un punto di riferimento. Mi sembra di essere caduta in un buco nero. Chissà se i buchi neri sono così. Non credo sia mai tornato nessuno da un buco nero per raccontarlo.”

Straparlava e sorrideva da sola. Fare pensieri demenziali l’alleggeriva e la distraeva dal fatto che stava camminando da un tempo indefinito in un corridoio infinito.

“Mi spiace deluderti ma non sono qui per far apparire o sparire finestre” rispose inaspettatamente Andrea. Lei parlava ma di certo non si aspettava di fare conversazione.

“Ed io che credevo che tu ci avessi i poteri” aggiunse volutamente in un italiano sgrammaticato per ribadire il sarcasmo che stava dietro le sue parole. Sorrise. Ancora una volta non era pronta alla risposta.

“Li ho, ma non quelli che pensi tu.”

Non la sorprese la risposta enigmatica, la sorprese ricevere così tante risposte consecutivamente. Non osò aggiungere altro, sapeva che ogni curiosità seria in merito a quello che Andrea le aveva appena detto non avrebbe ottenuto soddisfazione. Si tenne i suoi pensieri e ricevette un inaspettato “Tanto lo sai di cosa sto parlando”.

Rebecca aveva perso il conto di tutte le cose che non sapeva di sapere. Ormai non si stupiva neanche più di quel tipo di affermazioni, attendeva che qualcosa le si chiarisse pian piano, avanzando in quello strano viaggio. Era capitato di avere qualche illuminazione parziale, come le chiamava lei, e aveva capito che attendere era l’unica cosa sensata da fare anche se era, ovviamente, quella che le riusciva peggio e che sopportava ancora meno. Le sarebbe piaciuto avere le risposte, tutte e subito. Ma forse il tutto subito non era la giusta strada per apprendere. Nell’inseguire questi pensieri la sua impazienza aumentava a dismisura. Sapeva che c’era del vero in certe affermazioni, ma sapere spesso non basta, la sola conoscenza non dà i mezzi e i modi per affrontare certe situazioni, come accade ad esempio ad un’impaziente cronica per la quale trovare la pazienza è un sforzo immane, un gesto che sembra non le si addica.

“Non sono sicura di voler proseguire. Se volessi fermarmi, uscire, andarmene posso farlo?”

Neanche il tempo di pensarlo, che il silenzio alla sua domanda la accolse puntuale. Si girò per guardarlo e si mise a ridere da sola. La risposta era talmente scontata che era più che ovvio che Andrea non proferito parola. Se avesse voluto fermarsi si sarebbe potuta sedere esattamente dove era, ma cosa avrebbe concluso? Per uscire o andarsene avrebbe dovuto trovare il modo di farlo: doveva uscire dal corridoio e ritrovare la strada per l’atrio. Ma così facendo non avrebbe guardato al futuro, anzi.

“Ok, va bene, mi sono risposta da sola, ma si può avere un aiutino. Ci sto provando a non essere impaziente, a osservare, ad andare oltre il guardare con gli occhi, ma la situazione è un tantino complicata, se potessi darmi una mano te ne sarei veramente grata.”

Non parlò in modo sarcastico, né acido o nervoso. Andrea la trovò particolarmente simpatica ed apprezzò il modo in cui cercava di andare oltre sé stessa e i propri limiti, lo sforzo con cui aveva mantenuto un tono pacato e gentile nonostante il turbinio di emozioni che provava.

“Chiudi gli occhi e avanza.”

“Stai cercando di uccidermi? Già non vedo niente così, se chiudo gli occhi mi ammazzo sicuro.”

La rimproverò con lo sguardo per essere subito caduta nel suo scetticismo.

“Riformulo, scusa. Dicevo che già ci vedo a malapena così, se chiudo gli occhi rischio di farmi male.”

“Se non ci vedi poco importa se gli occhi sono chiusi o aperti.”

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