Giorni buoni.

Quello che segue è un post scritto il 28/04/2015.
In questi giorni ho sistemato tutte le mie note su evernote, ne ho tantissime. Un sacco di cose scritte, alcune già pubblicate sulla vecchia versione di questo blog, altre nascoste da sempre. Questo pezzo non mi ricordo se abbia mai visto la luce.

La pubblico perché credo sia importante far passare questo messaggio: la felicità si costruisce, non piove in testa e non vive in un mondo senza problemi e sofferenza.

Il post si conclude con questa frase: Oggi è un giorno buono. Voglio costruire tanti giorni buoni, senza farmi scoraggiare da quelli meno buoni.

Posso dire di avercela fatta, anche oggi, in pieno delirio coronavirus con tutte le incertezze sul futuro. Da quel momento ho lavorato in un’unica direzione, ossia ricostruire me stessa.
Rileggermi mi ha fatto piangere, mi ha fatto capire tutta la strada fatta. Nella quotidianità si tende a dare per scontate troppe cose. Rileggermi mi ha anche dato una forza incredibile e spero possa fare bene anche a Voi.
Sono passati cinque anni, sono molto diversa da quella persona lì, ma soprattutto ho imparato che cos’è la felicità e ad essere felice ogni giorno.


Solo quando percorri alcune strade, allora comprendi passaggi che fino a quel momento erano, nel migliore dei casi, vaghi.
Da un po’ di tempo ho iniziato un percorso, un percorso mirato a cambiare radicalmente il mio modo di vivere. Non sono cose che capitano in un giorno, non se vuoi che il cambiamento sia duraturo e basato su qualcosa di più di un impulso del momento.

Così è arrivata Wilma, di cui ho già parlato diverse volte, una dieta ed ora anche delle cure psichiatriche e simili.
Solitamente si ha paura di parlare di queste cose, io stessa ero titubante a parlarne e nel farlo mi sentivo un po’ folle.

È andata così: ho iniziato a piangere e non riuscivo più a smettere ed avevo la pressione molto alta (cosa che non mi capitava da anni e solo perché legata ad una pessima alimentazione e ad un’attività fisica inesistente). Non sapevo come fare a smettere di piangere ed allora sono andata al pronto soccorso.
Mi hanno dato delle gocce per calmarmi, anche se spudoratamente ho chiesto di essere sedata, volevo dormire, non pensare, annullarmi. Non l’hanno fatto. Dopo il pronto sono tornata a lavorare, in attesa che venissero a raccattare me e Wilma e mi portassero a casa. Non stavo in piedi, nausea e vertigini, debolezza fisica come non ricordo mi sia mai capitato.
Una ricetta per lo xanax, i fogli di dimissione dal pronto, l’indicazione di andare il giorno dopo dal proprio medico per farmi prescrivere le medicine, la mutua e la visita dal neuropsichiatra.

Non riuscivo a smettere di piangere neanche il giorno dopo: era come se il mio corpo si liberasse da qualcosa che avevo tenuto dentro da troppo. Ancora adesso non so cosa sia, ma piango meno, molto probabilmente per via delle medicine.

Piangevo anche perché tutto questo non lo accettavo.

Leggere sulla ricetta la dicitura visita neuropsichiatrica per depressione ansiosa mi ha fatto male. Andare al centro di salute mentale per l’appuntamento e leggere sulla porta salute mentale mi ha fatto male.

Di dieci giorni di mutua ne ho fatti tre, di cui i primi due dormivo sempre, e non per le medicine, dosaggio troppo basso e prese da neanche un giorno. Ero vuota, completamente. E anche se dormivo non mi riposavo, ma almeno non pensavo.
Ho deciso di rientrare al lavoro il lunedì dopo, non ad orario pieno, non posso reggere otto ore di lavoro (e anche questa considerazione mi ha fatto male, molto. Dove erano finite le mie energie?).

Il primo giorno mi sono venute due crisi di pianto, dal secondo in poi mi venivano gli occhi lucidi e non piangevo. Ogni tanto mi sentivo senza forze. Sono voluta rientrare perché in un qualche modo rivoglio prendere in mano la mia vita e stare a casa non è un modo per me valido.
In tutto questo non ho mollato Wilma. Ma è stata dura.

Non avere le energie, andare piano, come se fossi tornata all’inizio, e pedalare con una nausea assidua e perenne (che ancora non molla, ma che ormai ho accettato come compagna di questo viaggio).
Ero arrivata a certi risultati e ritrovarmi catapultata indietro è stato doloroso. Attimi in cui sembra non sia successo niente alternati a momenti in cui non riconosci il tuo stesso corpo. E tutto questo in una fase della mia vita in cui pensavo di prendermi realmente cura di me. Pensavo, ma non era così, almeno non del tutto.

Mi è tornato oggi in mente un discorso di qualche tempo fa con una mia amica psicologa. Eravamo al bar e parlavamo della mia nuova vita e delle varie considerazioni che stavo vivendo sulla dieta e sul cibo. Il discorso cadde sulla mia dietista, nostra comune conoscenza, e sul fatto di quanto sia difficile per una dietista/dietologa/nutrizionista lavorare oggi e scontrarsi con tutto questo fai da te che si legge ovunque (soprattutto in rete).
Lei mi guardò e mi disse e perché per gli psicologi, gli psicoterapeuti come credi che sia? Nessuno pensa alla salute della mente.

Neanche io ci pensavo. Anzi, senza rendermene realmente conto, dentro ho un mondo fatto di pregiudizi sull’argomento. Argomento che non conosco. Argomento che, vista la strada, imparerò a conoscere.
Anche io non ci pensavo. Le persone difficilmente curano il fisico, figuriamoci la testa. Io sono la prima che non va dal medico se non sta male e che non fa degli esami del sangue da un po’ (ultimamente per questione di budget, ma finché non ho cominciato una dieta seria mai avrei pensato di controllare i valori del mio sangue). In fondo se non hai male un medico non serve.

Non esiste il concetto di prevenzione. Dai dottori ci andiamo dopo, se succede qualcosa. Non esiste il concetto di prendersi cura di noi stessi, prendersi totalmente cura di noi stessi.

Non siamo solo un fisico, abbiamo anche una testa, e la salute, quella totale, è fatta di diverse componenti, non tutte fisiche e materiali.

Dei nostri sentimenti non ci occupiamo. Su come ci rapportiamo o viviamo certe situazioni non ci mettiamo in discussione e se lo facciamo rimane una cosa tra noi stessi. Rifiutiamo il confronto a tutti i livelli, figurarsi spogliarsi davanti ad uno psicologo mostrando cosa abbiamo dentro, mostrando quel casino che abbiamo dentro e che non capiamo e che temiamo.

Nulla capita a caso.

Quello che mi sta capitando non è in contrasto con il mio desiderio di cambiare radicalmente modo di vivere, in parte messo in atto grazie a Wilma. È perfettamente in linea.

Se non mi svuoto, non sono pronta ad accogliere niente di nuovo.

Fa un male assurdo e se ci penso razionalmente mi sembra tutto più grande di me.
Oggi una cliente pensava scherzassi quando le ho detto che sono finita al pronto per i motivi raccontati qui sopra, probabilmente perché gliel’ho detto ridendo e sdrammatizzando.

+ Pensi che scherzo perché te lo dico così?
– Non sembri proprio esaurita, perché comunque la tempra sotto si sente.

Ho sempre detestato quando mi dicevano che sono forte e tanto ce la faccio. Questa volta no. Questa volta ho pensato alla mia mamma (per la donna che è e per quello che mi ha insegnato), ho pensato a me e alla donna che sono ed ho ringraziato tra me e me pensando che ne uscirò più forte di prima, e che vivendola potrò aiutare tanta gente attraverso il mio incoraggiamento.

Non ho idea di quale sarà la strada. Non mi preoccupa saperlo ora. Comunque sarà un’esperienza.

(Oggi è un giorno buono. Voglio costruire tanti giorni buoni, senza farmi scoraggiare da quelli meno buoni.)

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