Pomodori e felicità.

Siamo abituati a pensare che la felicità dipenda da qualcosa o da qualcuno.
Ci areniamo sull’idea che saremmo felici se avessimo un lavoro migliore o il compagno giusto. Che le cose andranno meglio solo dopo aver risolto un determinato problema.

Viviamo in funzione di un futuro che non sappiamo come sarà, sulla base dell’illusione che il domani sarà meglio di oggi.

All’età di 27 anni ho incontrato la pratica ed è stata la mia salvezza. Mi ha insegnato che la felicità non è l’effetto ma la causa. Qualche anno fa, proprio mentre praticavo, ho dato vita alla mia metafora sulla felicità: se vuoi raccogliere pomodori pianti semi di pomodoro, e se vuoi raccogliere felicità?

La verità è che non serve diventare buddisti per sperimentare questa cosa (essere buddisti, a mio avviso, è utile quando perdi la direzione e sei intrappollato in mille pensieri… ma questa è un’altra storia).
Dicevo, non serve essere buddisti, basta stamparsi un sorriso in faccia. Non importa se ci credete o no, non importa se siete spontaneamente felici o se Vi state sforzando.

Sorridere ha effetti positivi sul corpo, indipendentemente da quanto in quel momento siamo convinti. Il cervello produce ormoni, tutto il nostro essere reagisce ad un sorriso, tutto si muove in modo diverso.

Provate prima di dire che con Voi non funziona.

Essere felici costa impegno e fatica.

La felicità non piove dal cielo, non arriva con la macchina nuova o l’aumento di stipendio. Vivere in funziona di qualcosa vuol dire alzare sempre di più l’asticella, l’obiettivo, il punto in cui sentirsi appaggati. Vivere così è essere perennemente insoddisfatti e incapaci di godere di quello che già abbiamo.

La felicità è ora, in questo momento, non ieri, non domani. È qualcosa di profondo, ben saldo, che non si fa influenzare da ciò che capita attorno.

Lo so, non è per niente facile.

Io l’ho fatto, lo faccio, soprattutto nei momenti più bui e duri: mi stampo un sorriso in faccia, cerco di liberare la mente e di essere presente a me stessa in quell’istante. Tutte le volte l’energia intorno a me cambia, perché io cambio, perché scelgo di non rimanere chiusa nelle mie preoccupazioni e nelle mie ansie, scelgo di essere felice.

Per raccogliere felicità è necessario piantare semi di felicità, tanto semplice da dire quanto difficile da mettere in pratica, ma da questa legge non si sfugge.

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