Dopo un po’ il pavimento diventa freddo.

Come detto in diverse occasioni, sono una persona che si pone un sacco di obiettivi: è il mio modo per non perdere la direzione, sento il bisogno di mettermi alla prova e di non lasciare nulla al caso.

Dall’inizio dell’anno, come sempre, ho anche un obiettivo di pratica (buddista): un’ora e quaranta minuti di daimoku e venti minuti di studio. È sicuramente un obiettivo ambizioso rispetto alle mie giornate divise tra lavoro e impegni personali.
Da subito ho deciso di riportare ogni giorno quello che non ho fatto il giorno prima. Cosa vuol dire? Che ad oggi sono indietro di circa 39 ore di daimoku e 5 ore di studio.

Sia chiaro, è una scelta personale, non succede niente in termini pratici se ad oggi azzero tutto, se cambio le carte in tavola: è una cosa tra me e me. Tutto questo mi ha portato a riflettere su alcuni aspetti.

Il primo è il mio essere ambiziosa.

L’ambizione è un sentimento che provoca molti sentimenti, per lo più negativi: chi è ambizioso viene visto come una persona che non si accontenta oppure disposta a tutto piuttosto che arrivare. Non vedo l’ambizione in questi termini, o per lo meno, tendo a vedere il lato illuminato di ogni cosa.

Ad oggi essere ambiziosa mi ha fatto arrivare a risultati che mai avrei immaginato. Per tornare al mio obiettivo personale: era da tantissimo tempo che non praticavo così tanto e in modo così costante. Che poi non sia realmente costante, che ci siano giorni che faccio poco o niente ed altri in cui faccio di più, insomma che si possa ancora migliorare è indubbio, ma ma sta di fatto che da tantissimo tempo non raggiungevo certi risultati.

Il secondo aspetto sui cui sto riflettendo proprio in questi giorni è quanto sia facile rimanere indietro e incasinarsi.

Come dicevo prima, in questo caso è tutto relativo: posso tranquillamente azzerare i contatori e ripartire. È una cosa personale, tra me e me, cosa faccio e come, me la vedo di fronte allo specchio alla sera, io e la mia coscienza.
Ma immaginate per un attimo una questione economica (sarà che è quella che più sento mia): è un attimo fare un errore e in quel caso non si può azzerare tutto per magia, ci vuole tempo, volontà e determinazione per uscirne.

Ho calcolato che per tornare in pari con il mio ritardo ci vogliono circa tre mesi, mesi in cui ovviamente continuo a portare avanti il mio obiettivo quotidiano: recuperare vuol dire andare oltre un pochino ogni giorno fino a tornare in pari. Ho iniziato da 44 giorni e sono già indietro di tre mesi.

Probabilmente scritta così sembro masochista. In realtà, per come è la mia Vita, per gli errori che ho fatto, per quelli a cui sto cercando di rimediare, trovo tutto questo estremamente formativo.
Forse voglio troppo da me stessa, sono la prima a pormi questo dubbio.

Questo post non ha una conclusione, non ha una morale o il grande consiglio di Vita. Sto scrivendo questo post dopo aver praticato, fatto colazione e prima di andare a pulire le lettiere, in un giorno in cui fatico tantissimo, in cui mi ricordo che oltre a parlare di bici e ciclomeccanica, ho aperto anche questo blog, per parlare di felicità, per incoraggiare tutte le persone che incontro a seminare felicità.

So che a leggere queste poche righe potreste pensare che allora la felicità non esiste o è effimera, perché se sto come sto non posso essere felice.

Se immaginate la felicità come un sorriso sulla faccia, avete ragione, oggi non sembro molto felice.
Se invece andate più a fondo e pensate alla felicità come uno stato interiore a cui attingere anche in questi momenti, se vivete la felicità come quella forza interiore che fa dire a sé stessi in ogni istante non mollo, se vi ricordate che la felicità va seminata ancora prima che raccolta, ecco se mettete insieme tutti i pezzi allora vedrete che in mezzo a questo marasma e a questa fatica c’è la felicità.

La felicità di non mollare, di tentare ancora e ancora, per realizzare passo passo la Vita che voglio.

La felicità non è assenza di problemi, a meno che tu non sia morto qualche problema nella Vita l’avrai sempre. La felicità è rialzarsi come una bambina che, quando cade, poggia le mani sul pavimento e si tira su. La felicità è anche quell’istante lì.

(Lo scrivo qui per dirlo a Voi, ma soprattutto a me stessa, perché anche se le cose le sai a volte sono solo dure, ma proprio perché le sai non rimarrai a terra molto a lungo, dopo un po’ il pavimento diventa freddo).

2 Replies to “Dopo un po’ il pavimento diventa freddo.”

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