Cosa vuol dire “ragionare per priorità”

Ragiona per priorità è una frase che mi sono sentita dire milioni di volte e quando rispondevo che non sono capace, che non riesco a dare un valore alle cose che faccio, perché per me sono tutte importanti, le risposte erano inconcludenti, frasi fatte e una buona dose di qualunquismo.
Odio le frasi fatte, odio chi dà consigli o presunti tali senza metterci del suo, senza spiegare come ha fatto a superare quello scoglio o applicare quel consiglio. Odio il qualunquismo. Sono consapevole che usare il verbo odiare è un modo molto forte, a tratti eccessivo, per esprimere quel che sento. Non è a caso.
Ogni cosa che scrivo è frutto della mia esperienza diretta e se non ce l’ho, non parlo, non consiglio, mi pongo a fianco della diretta interessata e cerco di sostenere come posso, partendo dalla cosa più semplice e, a mio avviso, più efficace: la presenza, in qualunque forma.

Faccio un sacco di cose e se le faccio è perché mi piacciono e le reputo importanti nella mia Vita. A volte mi perdo dei pezzi, altre li ritrovo, ma come ho raccontato in diverse occasioni, tutto quello che faccio concorre a rendermi la persona che sono, nel privato e nel lavoro. Arrivata a 41 anni, affermo senza nessuna falsa modestia, che sono una gran bella persona, imperfetta e bella.

Quindi come fare a mettere delle priorità?

La cosa più logica sarebbe partire da quello che mi dà da mangiare: senza soldi non posso di certo mettere in atto tutto il resto. Studiare comporta spendere, fosse anche solo per la connessione internet. Per studiare devo essere in salute, per essere in salute devo essere abbastanza tranquilla da aver raggiunto una base economica che mi permette di sostenermi senza panico e stress ad ogni spesa da affrontare. Tutto bello sulla carta, logico, razionale, in un certo senso efficace. Ma ragionare così mi ha sempre fatto fallire.
È sicuramente un mio limite, ma non so lavorare solo per soldi, non riesco a finalizzare tutte le mie azioni al ritorno economico, fosse stato così non sarei dove sono.
Non sono una bambina, mi rendo conto che ho obblighi e doveri, ma non basta, anzi mi rende frustrata e improduttiva.

Per questi primi tre mesi dell’anno avevo degli obiettivi, che non ho raggiunto. È vero, marzo non è ancora finito, ma so che non li raggiungerò, perché a tre quarti di questo percorso ho compreso che stavo sbagliando tutto e soprattutto guardavo nella direzioni sbagliata, continuando a rattoppare situazioni ormai in frantumi senza il coraggio di ripartire da zero, mettere un punto e ripartire da zero.
In quel momento ho compreso cosa sbagliavo del concetto di priorità e finalmente credo di averne colto il significato.

Avere delle priorità non vuol dire attribuire una scala di importanza ai nostri impegni/sogni/obiettivi, ma vuol dire che sono tra loro subordinati, come un domino.

Avete presente il gioco dove ogni tessera è nel posto giusto al momento giusto, in modo che il flusso di cadute non sia interrotto? Esattamente la stessa cosa. Ogni tessera è importante al raggiungimento dello scopo, ma sono una conseguente all’altra.

Se penso ai soldi come i più importanti, mi sento male perché è un pensiero troppo lontano dal mio modo di essere. Se penso che i soldi siano subordinati alla riuscita di tutto il resto, allora il mio complicato cervello digerisce meglio l’idea e agisce di conseguenza.
Me la sto raccontando? Non lo so, può darsi, ma non è importante. Non è importante se ho ragione o torto, quel che conta è trovare il proprio personale metodo per uscire dal pantano e ricominciare a camminare.

Tutto nella nostra Vita è interconnesso.

Siamo perfettamente in grado di comprendere cosa per noi è importante e cosa no, su cosa vogliamo investire le nostre energie e cosa non le merita. Ma quando abbiamo davanti dieci interessi diversi, dal lavoro agli hobby, tutti nel cassetto cose importanti, da cosa cominciamo?

La nostra Vita è una specie di puzzle, dove i pezzi si incastrano solo in un certo ordine, ma se manca un pezzo il puzzle è incompleto. Sono tutti sullo stesso piano, ma di solito in un puzzle si comincia dalla cornice: è più facile individuare i pezzi, si inizia a dare limite e forma.

Credo che nella Vita la situazione sia analoga: la nostra cornice è il lavoro o lo studio, quella è la base da cui partire ma non è il tutto a cui arrivare. Se funziona abbiamo tempo e energie da dedicare ad altro, se non funziona cadiamo in uno stato di frustrazione e improduttività che condiziona tutta la nostra Vita.

Non so quanto queste mie parole siano chiare. In pratica ho riassunto in poche righe l’esperienza dell’ultimo mese, un mese difficile, confuso, molto improduttivo sotto tanti punti di vista. Finché non ho messo un punto ed ho ricominciato. E visto che non sapevo da dove partire e questa frase ragiona per priorità mi continuava a rimbalzare in testa, ho scavato così tanto fino a trovare quello che per me è il cuore della questione.

Siamo persone, siamo complesse, siamo imperfette. Non c’è niente di male in tutto questo. E soprattutto la nostra Vita è nostra ed anche se a volte sentiamo di viaggiare controcorrente rispetto a chi abbiamo vicino, famiglia compresa, non possiamo soffocarci. Da questo punto ho cercato le mie cose importanti e poi le ho messe in ordine, non perché qualcuna è più importante di un’altra, ma perché sono tutte interconnesse ed era arrivato il momento di metterle nell’ordine giusto per la mia Vita.

Ovviamente il risultato si vedrà tra qualche anno, ma già dai primi giorni di nuova Vita molto si è mosso. Forse sono sulla strada giusta e c’è un pensiero che mi dà sempre molta forza: se così non fosse, cambierò strada ancora e ancora. La Vita è dinamica, è una continua scelta ed è meravigliosa proprio per questo.

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