Come si affronta il dolore?

Mi manca scrivere.
Dal 27 aprile, data in cui in Liguria è iniziata la ormai finita fase 2, ad oggi sono successe molte cose nella mia Vita, così tante da essere travolta dai doveri, dal lavoro, tralasciando molto altro.

Tra tutte queste cose c’è anche molto dolore personale e proprio in questa domenica solitaria mi chiedo come affrontarlo.

Si dice che l’unico modo sia passarci attraverso, ma pur sapendolo, mi rendo conto solo ora che non l’ho mai realmente fatto. In qualche modo sono sempre scappata dalla mia sofferenza, buttandomi in tante altre cose da fare, non sono mai stata ferma, non ho mai accettato semplicemente di stare male.

Sono tra i fortunati che durante lo stop forzato ha continuato a lavorare, sono molto pochi i giorni in cui sono stata bloccata a casa, ma il lavoro è scoppiato, letteralmente, a fine aprile e nel caos generale è stato un attimo ritrovarmi con una quantità di bici infinita ed una mole di lavoro ingestibile. Sono passati più di due mesi e solo ora inizio a vedere una qualche forma di organizzazione. Non mi sono più fermata. Ho lavorato e basta trascurando tutto, compreso scrivere.

Le persone ti dicono bisogna prendere il lavoro quando arriva ed io penso che sia una frase stupida. Senza disprezzare ciò che ho, rifletto anche sulle mie scelte, sulle motivazioni che mi hanno portato a fare quelle scelte: tra queste non c’è lavorare sempre, trascurando tutto il resto.Eppure è successo. Ho smesso di scrivere, di curare i miei social, di registrare podcast, lasciamo perdere la newsletter finita nel dimenticatoio.Ho smesso di pedalare.

In tutto questo ho vissuto anche un profondo dolore personale, di cui non scriverò perché solo mio e personale, e mi sono accorta di non essermi mai concessa il tempo per vivermi il lutto per la perdita di una mia cara amica (avvenuto ormai un anno fa).

Le cose fuori vanno anche bene in una certa misura, ma dentro non stai bene e l’istinto sarebbe cacciare questo sentimento, rinnegarlo, non ascoltarlo. Ma questo non è affrontare il dolore, è l’esatto opposto.

Ci sono persone che mi mancano, che vorrei abbracciare e sentire, ma non posso. Ci sono persone che vorrei tornassero da me, ma non posso dirglielo. Ci sono errori che devo perdonarmi, ma non riesco. Ci sono paure che fanno parte di me e devo imparare ad accogliermi.

Devo (Voglio? Posso?) stare dove sono, per come sono, al meglio di me. Non è facile come scriverlo.

Scrivere mi fa bene. Dà un senso a tutto. Tutto prende forma e, mi piace pensare, che possa incoraggiare chi vive un momento simile e incontra queste parole. Personalmente sapere di non essere da sola in certi momenti mi aiuta, al di là di conoscersi e sostenersi direttamente.

Vorrei tornare a scrivere tutti i giorni e mi riprometto (ancora una volta) che qualsiasi cosa succeda di non smettere. Per me innanzitutto.

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